[vcex_heading text=”Gelosia tra fratelli e sorelle: Una questione di famiglia.” text_align=”center” color=”#e27f34″ font_size=”36px”]

Gelosia tra fratelli e sorelle: Una questione di famiglia.

Uno dei comportamenti più diffusi e più preoccupanti per i genitori è sicuramente la rivalità tra i propri figli. L’idea che di solito muove la sceltadi dare un fratellino o una sorellina al proprio primogenito è quello di offrire loro un alleato, un compagno di giochi e un familiare con il quale condividere le sfide che la vita ci propone lungo il suo meraviglioso sentiero. Ciò che accade molto spesso, sebbene con diversa intensità, è il contrario.  I momenti di gioco e collaborazione si trasformano in ira funesta e continue lotte per il territorio: Agguati del fratello maggiore per impedire al nuovo arrivato di prendere il suo gioco, ormai abbandonato in un cesto da anni; mobili e oggetti usati come percussioni accompagnate da urla, quando il fratello minore è in braccio alla mamma da troppo tempo; furti di giocattoli o materiale scolastico; continue attribuzioni di colpa al fratello o sorella per incidenti domestici, ritardi, mancanze. Gli esempi possono essere migliaia. Secondo gli studiosi e le persone che si occupano professionalmente della materia, ciò che accomuna tutti questi episodi è il pubblico che assiste al dramma: i genitori.

Se, in compagnia di alcuni indiscussi psicologi che si sono occupati nello specifico dello sviluppo dell’essere umano dalla nascita in poi, consideriamo i nostri figli come costruttori di mondi, possiamo comprendere quanto importante sia girare le spalle allo spettacolo e osservare lo spettatore.

Tralasciando per brevità alcune differenze specifiche dettate dal genere e dalla fascia d’età dei figli coinvolti, tenterò di sintetizzare in 4 punti ciò che potremmo vedere se guardassimo noi genitori alle prese con i nostri bambini o bambine coinvolte in scene di gelosia fraterna.

  • I fratelli vivono in mondi diversi e con genitori diversi, anche se si tratta delle stesse persone.

 Buona parte della ricerca sui fratelli gemelli ha mostrato che la prima cosa da considerare quando assistiamo a un litigio tra fratello è che, per quanto buone siano le nostre intenzioni e massimo il nostro impegno nel dare equamente attenzione, risorse e opportunità a tutti i nostri figli, il mondo percepito da loro sarà diverso. Immaginiamo l’arrivo di un fratellino dal punto di vista della sorella o fratello maggiore: Dall’essere l’unica/o bambina/o della famiglia, l’unico rappresentante della nuova generazione, magari in una numerosa famiglia, sitrova a condividere spazi, materiali, tempo passato con i genitori, attività con un altro.

Da quel momento, ci sarà un altro bambino con cui condividere la famiglia e l’esistenza.

Mettiamoci ora nei panni del nuovo arrivato: il bimbo o la bimba non vivrà mai in una famiglia senza un fratello o sorella maggiore. Imparerà com’è fatto il mondo attraverso la relazione con almeno tre persone: mamma, papà e sua sorella o fratello.

Ai genitori toccherà gestire la transizione tra un mondo e l’altro, e creare un dialogo fra i due mondi, cercando di fare in modo che i genitori si somiglino in emtrambi, sia per quanto riguarda l’amore e la cura, sia per le regole e il contenimento emotivo.

  • Senza gara, non c’è competizione.

 Uno dei comportamenti che possiamo osservare se ci guardiamo quando è in corso una lite fra i nostri figli è fare gli “arbitri” o i “tifosi”. Gli arbitri sono quei genitori che cercano di mantenersi imparziali e distanti, i quali bloccano la rissa che sta avvenendo davanti a loro, chiedono ai figli di spiegare l’accaduto e infliggono l’eventuale punizione a chi è ritenuto responsabile. I criteri possono essere diversi, un figlio fa i compiti mentre l’altro non sta facendo nulla, e il litigio si innesca quando il “coscienzioso” fa notare al “pigro” la differenza fra loro in quel momento, di solito facendogli notare quanto è bravo e “migliore”.

In situazioni simili, i genitori possono scegliere anche un’altra posizione, quella dei tifosi. Il genitore tifoso è uno che si allea e appoggia uno dei figli contro l’altro, perché ne condivide le idee e trova giusto che lotti per affermarle.

In entrambe le posizioni scelte, i genitori sembrano non cogliere un fatto importante: loro sono gli organizzatori della gara, gli autori delle regole del gioco.Chi decide cosa fa un bambino “coscienzioso” e uno “pigro”? Chi decide quale comportamento è “giusto” e quale “sbagliato”? Chi permette che la discussione diventi significativa, facendosi coinvolgere al loro livello e supportando la lotta per la supremazia tra i figli?

In breve, chi decide che c’è una gara in cui un figlio vince e l’altro perde?

Facciamo in modo che i nostri figli condividano delle esperienze, ma siano liberi di esplorare anche aspetti diversi del mondo. In tre parole, lasciamoli essere diversi.

Diversi da ciò che pensiamo debbano essere o fare. Diversi tra loro. Se premiamo uno perché si è comportato in un modo più simile al nostro e puniamo l’altro perché si è comportato in modo diverso, ci stiamo dimenticando che siamo tutti persone che possono non avere le stesse idee del mondo. E che la nostra idea non è per forza sempre la migliore o quella vera. È un’idea tra le altre.

  • I fratelli e le sorelle sono tutti figli dei loro genitori, non ci sono gerarchie interne.

Molto spesso, soprattutto in famiglie numerose, si osservano delle differenze nel numero di responsabilità che vengono date ai figli dai genitori. A fratelli o sorelle maggiori vengono delegati compiti che spetterebbero ai genitori (preparare i più piccoli per la scuola, dar loro il pranzo, proteggerli dai bulli a scuola o aiutarli nei compiti). Questo crea confusione e tensioni fra i figli, ai quali magari viene detto spesso dai genitori, soprattutto rispetto alle regole: siete tutti uguali per noi, vi vogliamo bene allo stesso modo, ecc. Anche quando questa divisione di compiti è esplicita, magari attuata in base all’abilità e non all’età (fatti aiutare da lui che è più bravo in matematica anche se è più piccolo), questo può creare un contesto che favorisce la prevaricazione e la competizione, simile alla gara: chi viene dotato di responsabilità, viene anche investito del potere discrezionale del genitore, il quale può decidere se e quando dare il suo contributo, e utilizzare la sua posizione per ottenere dei vantaggi (se vuoi che ti aiuto, lava tu i piatti o prenditi la colpa per il bicchiere rotto).

  • Fratelli e sorelle fanno parte di un team, quello dei figli.

In una squadra ci possono essere ruoli diversi, ma è importante che i figli si sentano tutti parte della stessa squadra, allenati dai genitori. I ruoli devono essere scelti reciprocamente, in modo spontaneo, non imposti. A meno che non si stiano cercando alleati per qualche gara o battaglia interna alla famiglia. Ma questo è un problema tra i genitori, e coinvolgere i bambini è molto rischioso per loro.

L’obiettivo dovrebbe essere sempre favorire la cooperazione, la collaborazione in un’attività congiunta.

L’etologia animale, la sociologia e la clinica psicoterapeutica concordano tutte su un assunto fondamentale: La competizione si batte con la cooperazione.

Davanti al prossimo litigio tra i vostri figli, cercate uno specchio e guardate che cosa state facendo in quel momento. Poi, passata la burrasca, prendete dei vecchi video e foto, guardatele tutti insieme e chiedetevi: come siamo arrivati fino a qui?

Le risposte potrebbero sorprendervi, e suggerirvi come cambiare le regole del gioco.