[vcex_heading text=”Comunicare ai bambini la morte di un loro caro” text_align=”center” color=”#e27f34″ font_size=”36px”]

La morte fa parte della vita. È impossibile non imbattersi nel lutto per un proprio famigliare o amico o conoscente nell’arco della durata media della vita di una persona. Questo legame fra la vita e la morte è uno degli aspetti del mondo più difficili da far comprendere ai bambini, soprattutto quando si attende il fatto compiuto per pensare a come aiutare i più piccoli a comprendere cosa significhi la morte di un loro caro e a come accompagnarli nel periodo successivo al decesso, quello del lutto, in cui gli equilibri si riassestano su nuovi punti di riferimento.

Nei paragrafi seguenti vi proporrò alcune “linee guida” per comunicare un tragico evento ai vostri bimbi, sia esso un decesso di una persona a voi vicina oppure un evento che cambierà radicalmente la vita dei vostri figli, sia questa una malattia invalidante, un trasloco, un divorzio o altri eventi traumatici di questo genere che li coinvolgano direttamente. Partirò con alcune considerazioni generali, utili a costruire la situazione adatta e un contesto protettivo per il/la bambino/a che deve occuparsi di un lutto. Successivamente mi addentrerò nelle mosse specifiche che la letteratura e gli esperti considerano maggiormente protettive ed efficaci per parlare della morte con i bambini.

i bambini sono esploratori, scienziati che si fanno un idea del mondo. Non sono medici né ingegneri.

I bambini notano i cambiamenti. In occasione di un lutto, ce ne saranno tanti: il nonno non viene più a prenderli a scuola, vedono di più la zia che non vedevano mai (e che non è simpatica come la nonna), mamma è più silenziosa e papà piange di più. Si accorgeranno che le loro giornate sono diverse e che qualcosa è successo. Gli esseri umani, dalla nascita in poi, passano il loro tempo a cercare di dare senso a ciò che accade dentro e intorno a loro. E Ci aiutiamo a farlo insieme, costantemente. I bambini hanno un attrezzatura meno sofisticata per svolgere questa attività, ma sono molto più flessibili. Non dimentichiamo che nasciamo cablati per questo, forniti di milioni di reti neuronali intrecciate pronte per aiutarci a connetterci con gli altri. Come esploratori giunti in una città sconosciuta sbucata dalla giungla, dove vive un antica civiltà, i bambini devono imparare usi e costumi del luogo, e garantire la propria sopravvivenza. Sono attenti e vigili, e si fanno una loro idea sulle cose, costruendo schemi di causa-effetto o mettendo in ordine gli eventi che sembrano ripetersi. Per compiere questa dura impresa, usano i loro genitori come modelli. Quando i vostri figli lanciano il cibo contro il muro fissandovi ogni volta che date loro la minestrina, non vi stanno sfidando, né vogliono costringervi a cambiare pietanza. Stanno studiando voi e, attraverso voi, come funziona il mondo.

Perciò non li proteggerete nascondendo loro alcuni aspetti della vita e cercando di tenerli lontani da ciò che li fa soffrire. Li aiuterete stando con loro quando soffrono, mostrando loro che si può soffrire e come si affronta la sofferenza.

Da questa riflessione possiamo derivare una serie di “linee guida” o “regole comunicative” sulla falsa riga di quelle offerte da persone che lavorano quotidianamente sul lutto e sostengono le persone che subiscono una perdita affettiva, compresi i bimbi.

  • prendetevi il tempo che vi serve per essere protettivi

Quando una persona cara viene a mancare, la sua assenza potrebbe avere due significati per i piccoli di casa: non farò più quello che facevo con lei o lui; chi resta per me?

La notizia di un decesso di una persona cara crea molta preoccupazione e paura nei bambini, e queste loro sensazioni verranno ulteriormente amplificate se le noteranno anche in voi. I genitori, i parenti e gli amici di famiglia sono regolatori delle loro emozioni. Come termostati, con i vostri abbracci, le carezze, i giochi insieme o le gite, aiutate i bambini a imparare come regolare le loro emozioni, siano queste positive come la sorpresa o la gioia, siano queste negative come la paura e la tristezza.

Prendetevi perciò il tempo necessario per mostrarvi sicuri e presenti per loro nel momento del lutto. La tristezza va manifestata anche davanti a loro, ma non in modo eccessivo. I bambini si devono trovare davanti un adulto che garantisca il futuro, che faccia vedere loro che la vita continua anche dopo un decesso e che qualcuno continuerà a essere lì per loro. Facile a dirsi… soprattutto quando parliamo della morte di una persona anziana che magari ha un ruolo marginale nella vita quotidiana della famiglia. Ma questo principio vale ancora di più quando a morire è un genitore, una sorella o un fratello, un nonno o una nonna che aveva una posizione importante nella famiglia. In questi casi, comunicare il decesso e sostenere i bambini sarà molto più difficile perciò prendetevi tutto il tempo che vi serve per poter scegliere chi sarà a dare la notizia al bambino, cioè chi sarà più adatto nel momento del lutto a prendersi carico di mostrare un futuro sereno ai bimbi coinvolti. Più tempo lascerete passare dal decesso alla notizia data ai bambini, più alta sarà la probabilità che la notizia arrivi dalle persone sbagliate o che i bambini si trovino di fronte adulti diventati davanti a loro di colpo taciturni, imbarazzati, spaventati o disorientati, non sapendo se dare o meno loro la triste informazione al bambino. Inutile dire che una situazione d’incertezza simile spaventa i bambini e li mette in ansia. Perciò prendetevi il tempo, ma assicuratevi di essere voi a decidere chi darà la notizia ai vostri figli.

  • Usate poche parole chiare

I bambini vi osservano, sempre. Anche quando usano poche parole per esprimersi, leggono e studiano il vostro comportamento, la postura, il tono di voce. E quelli li comprendono benissimo, sono sintonizzati dalla nascita sui cambiamenti non verbali, nel ritmo dei movimenti del corpo, nel tono e volume della voce, fino al ritmo cardiaco. E in base a quello che percepiscono da voi, si adattano alla situazione. Si sorprendono o si terrorizzano. Perciò dite loro la verità su ciò che è successo, non usate giri di parole complicati che proteggono solo voi stessi ma lasciano i piccoli nell’incertezza.

lutto
  • Evitate eufemismi o riferimenti fantastici meno comprensibili dei fatti

Molto spesso ai decessi sono associate complesse definizioni mediche che descrivono la malattia o la causa di morte del paziente. Immaginate di spiegare ai bambini come è morto il nonno dicendo loro che “un arresto cardio-circolatorio avvenuto in seguito all’incrudescenza di una patologia pregressa ha portato via il nonno l’altra notte”. La prima parte, fino ai 18 anni molto probabilmente sembrerà loro una lingua antica o aliena, lasciandoli più sconcertati di prima, mentre la seconda parte, all’apparenza comprensibile, risulterà altrettanto straniante, alludendo a qualcosa che si è portato via il nonno. Usare termini tecnici o non adatti al lessico che possiedono alla loro età, unitia fantasiose descrizioni non alleggerirà la loro esperienza, ma li spaventeranno sempre di più. Oltre a questo impatto, usare un linguaggio non comprensibile o frasi troppo complicate avrà una conseguenza pratica immediata: non riuscirete a rispondere alle loro domande. E la spirale di ansia e preoccupazione non smetterà più di girare su se stessa.

Siate il più possibile concreti e aderenti ai fatti, nei limiti delle regole condivise e delle vostre credenze religiose relative alla morte. Una definizione o descrizione in cui credete fermamente anche voi sarà un fatto che potrete descrivere e che sarà condiviso da altre persone. Una storia inventata o fasulla creata per prendere tempo a cui non credete o che si rivelerà diversa dai fatti, potrebbe avere un effetto tranquillizzante magari nell’immediato, ma porterebbe con sé la possibilità di esiti drammatici nel caso in cui venisse smentita. Quindi l’uso di eufemismi quali “passato a miglior vita”, “volato in cielo”, “mancato”, “perduto” possono portarvi fuori strada nel tentativo di tranquillizzarli e aiutarli a comprendere la morte e come affrontarla quando capita. Vi chiederanno di andare a cercare lo zio che avete perduto oppure perchè non sono andati anche loro con lui verso una vota migliore. La verità può avere molte forme, alcune più digeribili di altre nei vari momenti della vita. Alcuni dettagli possono essere omessi o alcuni aspetti semplificati per essere comprensibili. Lo scopo è accompagnare i vostri figli nella costruzione del loro significato da dare alla morte di una persona significativa appena avvenuta.

4) seguite la loro curiosità

Non stupitevi se i bambini dai 3 ai 7 anni vi rispondono alla comunicazione di un decesso o di una malattia grave esprimendo la loro preoccupazione per le conseguenze che ciò avrà per loro stessi. Fa parte del loro processo di maturazione, sia a livello sociale che a livello di strutture neuronali, soprattutto quelle deputate alla regolazione delle emozioni. In fondo, rendersi conto di ciò che è cambiato per sempre è una parte importante del processo di accettazione ed elaborazione del lutto per molti terapeuti di vario orientamento. I bambini in quel periodo della crescita sono anche molto concreti, dei fondamentalisti della concretezza. Appena verranno a sapere della morte di un parente, si informeranno su cosa sia successo, come ha fatto a morire e perché si muore, chiederanno con chi andranno a mangiare il gelato o a pescare, dove passeranno l’estate ora che la nonna non c’è più ecc. Inoltre, i bambini faticano a comprendere l’irreversibilità della morte, il fatto che ciò che è successo resterà così com’è e non è possibile tornare allo stato di prima.  Tenderanno a pensare che è colpa loro, che se avessero fatto qualcosa di diverso, allora non sarebbe successo niente al loro caro. Quindi l’uso di eufemismi quali “passato a miglior vita”, “volato in cielo”, “mancato”, “perduto” possono portavi fuori strada nel tentativo di tranquillizzarli e aiutarli a comprendere la morte e come affrontarla quando capita. Vi chiederanno di andare a cercare lo zio che avete perduto oppure perché non sono andati anche loro con lui verso una vota migliore. Raccontati i fatti in un modo comprensibile, saranno i bambini con le loro domande ad aiutarvi ad aiutarli. Vi chiederanno tutto ciò che verrà loro in mente e che li incuriosisce, e voi risponderete loro sempre nel modo più chiaro possibile, finché non sarete sicuri che hanno compreso le vostre risposte o finche non smetteranno di chiedere. Potete decidere con loro quali sono i momenti più adatti per parlarne o i luoghi. Ma i luoghi devono essere accessibili quando vogliono andarci e le occasioni in cui parlare della morte non devono essere troppo circoscritti o venire posticipati a data da destinarsi. Li state aiutando a  capire la morte perché non la temano per il resto della vita. È un’attività che richiede tempo e pazienza.

  • Nessuno nasce imparato

la nostra società nel suo evolversi ha creato gruppi specifici dedicati alla gestione del passaggio dalla vita alla morte, organizzato riti complessi per agevolare questo passaggio e aiutare le persone direttamente coinvolte e la comunità intera a cui appartengono a dare senso a questa particolarità della vita che, nei secoli, in vari modi, si è cercato di allontanare, nascondere o eliminare.

Nel momento in cui affrontate la morte di una persona cara con i vostri figli, state affrontando una delle sfide più complesse tra quelle offerte dalla civiltà umana. Non ci sono parole perfette o modi perfetti per dirle. Non ci sono guide definitive o manuali d’istruzioni.

State insieme ai vostri bambini, abbracciateli, rispondete alle loro domande con calma. La tristezza e la rabbia diminuiranno e con il tempo vedranno che il futuro è sereno e non sono da soli. Né davanti alla vita, né davanti alla morte.